Deposito rifiuti a Selinunte, esplode la polemica sull'immobile confiscato alla mafia · Risoluto
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Deposito rifiuti a Selinunte, esplode la polemica sull'immobile confiscato alla mafia

Di Giovanna Venezia
Deposito rifiuti a Selinunte, polemica sull'immobile confiscato alla mafia

Tiene banco a Selinunte la vicenda del deposito rifiuti nato dalla decisione dell'amministrazione comunale di Castelvetrano di destinare un immobile confiscato alla criminalità organizzata al ricovero dei contenitori della raccolta differenziata utilizzati dalle attività commerciali del borgo.

La scelta riguarda una struttura incompleta e dichiarata inagibile, confiscata in passato a Giuseppe Grigoli, ritenuto prestanome e cassiere del boss Matteo Messina Denaro.

Una residente di via Marco Polo, strada centrale del borgo marinaro che durante la stagione estiva diventa uno dei principali punti di ritrovo per cittadini e turisti, aveva presentato un'istanza di revoca in autotutela del provvedimento comunale.

L'amministrazione ha però respinto la richiesta.

A questo punto la cittadina, assistita dal proprio legale, è pronta a rivolgersi al Tribunale amministrativo regionale.

Secondo i residenti, il deposito rifiuti Selinunte rappresenterebbe una soluzione inadeguata in un'area a forte vocazione turistica, frequentata ogni giorno da migliaia di persone e affacciata sul mare, soprattutto durante il periodo estivo.

Tra le motivazioni alla base del ricorso viene richiamata la normativa sui beni confiscati alla mafia, che prevede la destinazione degli immobili trasferiti agli enti locali esclusivamente per finalità istituzionali o sociali.

Secondo il legale della ricorrente, l'utilizzo dell'edificio come deposito dei mastelli destinati alle attività economiche non risponderebbe a tali finalità, configurandosi invece come un servizio logistico destinato a un numero limitato di operatori privati.

Ulteriori rilievi riguardano anche le modalità con cui sarebbe stata concessa la disponibilità dell'immobile.

Nell'istanza viene inoltre contestata l'assenza di una procedura pubblica per l'assegnazione del bene. Secondo la ricostruzione della difesa, sarebbero mancati un avviso pubblico, criteri di selezione trasparenti e la verifica dei requisiti previsti dalla normativa per i soggetti che possono ottenere in concessione beni confiscati.

Tra le contestazioni figurano anche la mancanza di una convenzione che disciplini durata, modalità di utilizzo e controlli sull'immobile.

La vicenda del deposito rifiuti Selinunte è ora destinata a proseguire nelle sedi giudiziarie, con il ricorso al Tar annunciato dalla residente che chiede l'annullamento del provvedimento comunale.

Giovanna Venezia

Giovanna Venezia

Giornalista professionista

Giovanna Venezia è giornalista professionista e fondatrice di Risoluto.it. Da anni racconta il territorio con uno stile diretto, curioso e autentico. Disordinata e caotica per sua stessa ammissione, non ama mai programmare nulla.

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