Collari a strozzo: divieto UE e impatto in Italia · Risoluto
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Collari a strozzo e a punte verso il divieto UE: nuova era per il benessere animale in Italia

Di Giacomo Cascio
Collari a strozzo e a punte vietati dall'UE, simbolo di una nuova era per il benessere animale in Italia

Negli ultimi mesi si è intensificato il dibattito sul benessere degli animali domestici a livello europeo, con un focus particolare sugli strumenti di addestramento coercitivi. Il nuovo regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio, ancora in fase di definizione, punta a vietare l'uso dei collari a strozzo e a punte per cani e gatti. Un provvedimento che segna un punto di svolta non solo normativo, ma anche culturale, destinato a cambiare le abitudini di proprietari, allevatori e addestratori in Italia.

Il contenuto della riforma europea: divieto di strumenti coercitivi

Il cuore del nuovo regolamento è rappresentato dal divieto di dispositivi che possano causare dolore o sofferenza agli animali. Tra questi rientrano i collari a strozzo (o a scorrimento) e quelli a punte, soprattutto quando non dotati di sistemi di sicurezza che ne impediscano lo strangolamento o una compressione eccessiva del collo. La norma si inserisce in un pacchetto più ampio che include l'obbligo di microchip per l'identificazione, misure contro il traffico illegale di cuccioli e il rafforzamento della tracciabilità lungo la filiera. L'obiettivo è chiaro: privilegiare metodi di gestione rispettosi della salute fisica e psicologica degli animali.

Un cambiamento culturale: dal metodo basato sulla dominanza al rinforzo positivo

La riforma non è solo tecnica, ma riflette un'evoluzione profonda nella concezione del rapporto uomo-animale. Storicamente, i collari a strozzo erano legati a un addestramento basato sulla dominanza e sulla correzione attraverso stimoli negativi. Oggi la cinofilia moderna si orienta sempre più verso modelli alternativi, fondati sulla costruzione di una relazione di fiducia e sul rinforzo positivo: premiare il comportamento desiderato con cibo, gioco o lodi, aumentando la probabilità che l'animale lo ripeta. Il divieto europeo si inserisce proprio in questa tendenza, incoraggiando pratiche educative più etiche e meno invasive.

Tempistiche graduali: impatto su professionisti e privati cittadini

Essendo un regolamento europeo, le norme saranno direttamente applicabili in Italia, ma l'entrata in vigore sarà graduale. Dopo la pubblicazione ufficiale, è previsto un periodo tecnico di applicazione, con fasi successive. Inizialmente, le restrizioni riguarderanno i settori professionali: allevatori, venditori e strutture cinofile. Per i privati cittadini, l'obbligo potrebbe arrivare dopo qualche anno, dando tempo per adeguarsi. Questo approccio scalabile mira a minimizzare l'impatto operativo, garantendo una transizione ordinata verso metodi più rispettosi del benessere animale.

Il quadro italiano: nessun divieto nazionale, ma sensibilità crescente

Attualmente in Italia non esiste un divieto generale per i collari a strozzo, che restano legalmente acquistabili e utilizzabili. Tuttavia, cresce la sensibilità normativa a livello locale: città come Milano hanno già introdotto restrizioni specifiche. A livello nazionale, la riforma costituzionale dell'11 febbraio 2022 ha riconosciuto la tutela degli animali nei Principi Fondamentali, mentre la legge 82/2025 li ha definiti "esseri senzienti", inasprendo le pene per i maltrattamenti. In questo contesto, il divieto europeo dei collari coercitivi rappresenta un passo coerente con un percorso già avviato, destinato a consolidarsi nei prossimi anni.

In definitiva, il nuovo regolamento UE segna un punto di non ritorno: strumenti come collari a strozzo e a punte sono sempre più incompatibili con i principi moderni di benessere animale. Per proprietari e addestratori italiani, l'invito è a prepararsi al cambiamento, adottando fin da ora metodi basati sul rinforzo positivo e sulla relazione rispettosa con i propri animali.

GC

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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