Alla vigilia dell'avvio dell'anno scolastico 2026/2027, torna al centro del dibattito politico una proposta che riguarda da vicino il personale della scuola. La senatrice del Movimento 5 Stelle Vincenza Aloisio ha rilanciato l'appello promosso da Anief e dal suo presidente nazionale Marcello Pacifico, chiedendo l'introduzione di un canale pensionistico specifico per docenti e ATA. L'obiettivo è consentire l'uscita dal lavoro a 60 anni oppure al raggiungimento di 35 anni di contributi, senza penalizzazioni economiche, e prevedere il riscatto gratuito degli anni di laurea. Una serie di misure che, se approvate dal Parlamento, potrebbero cambiare radicalmente le prospettive previdenziali di migliaia di lavoratori del comparto istruzione.
La proposta parte da una considerazione di fondo. Il lavoro nella scuola sarebbe caratterizzato da livelli significativi di stress, carichi burocratici e rischio di burnout. Elementi che, secondo i promotori, dovrebbero essere maggiormente considerati anche nel sistema previdenziale. Non si tratta di un provvedimento già operativo, ma di una possibile modifica legislativa che dovrebbe essere discussa e approvata dalle Camere. È importante chiarire subito un punto. Nel 2026 docenti e ATA non possono semplicemente andare in pensione a 60 anni perché appartengono al comparto scuola. L'attuale sistema previdenziale continua a prevedere i normali canali di pensionamento. Per la pensione anticipata ordinaria, ad esempio, nel 2026 sono richiesti 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza un requisito anagrafico ordinario di 60 anni. La proposta sostenuta da Aloisio e Anief punta invece a introdurre un canale specifico, che riconosca la particolarità del lavoro scolastico.
Il riconoscimento della gravosità del lavoro scolastico e il burnout come motivazione principale
Perché si chiede un'uscita anticipata per la scuola? Secondo i promotori, il sistema previdenziale dovrebbe tenere conto della particolare usura psicofisica associata al lavoro scolastico. La senatrice Aloisio ha sottolineato il problema del burnout e dello stress biologico e burocratico che interesserebbe il personale impegnato quotidianamente nelle aule e nelle segreterie. Un altro argomento riguarda l'età media del corpo docente italiano, considerata elevata rispetto ad altri Paesi europei. L'obiettivo sarebbe quindi quello di consentire a chi ha svolto una lunga carriera nella scuola di lasciare il servizio prima degli attuali requisiti ordinari, evitando che l'età pensionabile elevata diventi un ulteriore fattore di difficoltà per lavoratori impegnati in attività considerate particolarmente complesse.
La proposta non si limita all'età pensionabile. Un secondo intervento riguarda il riscatto degli anni di laurea per chi ha costruito la propria carriera professionale nella scuola. L'obiettivo indicato dai promotori è la neutralizzazione dei costi del riscatto della laurea, in modo da permettere ai lavoratori del comparto di valorizzare ai fini previdenziali gli anni universitari, senza dover sostenere l'onere economico normalmente collegato al riscatto. Si tratterebbe di una novità di particolare rilievo, perché il riscatto della laurea può consentire di aumentare l'anzianità contributiva, ma non deve essere confuso con gli accrediti figurativi gratuiti già previsti in specifiche situazioni. In altre parole, oggi non esiste un riscatto gratuito generalizzato della laurea per tutti i docenti e ATA. Quella indicata da Anief e sostenuta da Aloisio è una richiesta di riforma.
L'estensione a tutto il comparto e la pensione di garanzia per i precari
Uno degli aspetti politicamente più rilevanti riguarda l'estensione della tutela a tutto il comparto. Secondo Aloisio, sarebbe una contraddizione riconoscere la particolare gravosità soltanto ad alcune categorie di insegnanti, lasciando fuori gli altri docenti e il personale ATA. La proposta sostenuta dal M5S parte quindi dall'idea che lo stress lavoro-correlato non riguardi esclusivamente un determinato ordine di scuola, ma possa coinvolgere l'intero sistema educativo, compreso il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Anief, in particolare, chiede da tempo un riconoscimento previdenziale della gravosità del lavoro scolastico e l'anticipo pensionistico a 60 anni, collegando la richiesta anche al problema del burnout.
La proposta comprende anche un intervento destinato soprattutto a chi ha avuto una carriera caratterizzata da lunghi periodi di precariato. Si tratta della cosiddetta pensione di garanzia, pensata per evitare che una storia contributiva frammentata produca, al momento della pensione, un assegno particolarmente basso. Il problema interessa soprattutto le generazioni che hanno iniziato a lavorare con contratti precari, discontinui o con retribuzioni modeste. L'idea è quindi quella di intervenire non soltanto sul momento dell'uscita dal lavoro, ma anche sulla adeguatezza futura della pensione.