Congedo mestruale - Università Catania approva tutela studentesse · Risoluto
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Università di Catania approva congedo mestruale per studentesse con dismenorrea certificata

Di Giacomo Cascio
Università di Catania approva congedo mestruale per studentesse con dismenorrea certificata

L'Università degli Studi di Catania ha ufficialmente riconosciuto il diritto al congedo mestruale per le studentesse affette da dismenorrea severa o altre patologie mestruali invalidanti. La decisione, approvata dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione, modifica il regolamento interno dell'ateneo includendo queste condizioni tra quelle che giustificano lo status di studente in difficoltà. Concretamente, le studentesse che soffrono di dolori talmente forti da impedire la partecipazione a lezioni, laboratori, seminari o tirocini potranno richiedere una riduzione dell'obbligo di frequenza, calcolata entro i limiti previsti dal regolamento. Inoltre, potranno sostenere gli esami in appelli straordinari programmati per chi non ha potuto presentarsi nelle sessioni ordinarie a causa del dolore, e ricevere attività di supporto didattico dedicate.

Catania tra i primi atenei italiani a formalizzare la tutela

Con questa iniziativa, l'ateneo catanese si colloca tra i primissimi in Italia ad aver formalizzato un sistema di tutele specifiche per le studentesse con patologie mestruali. Finora, il panorama nazionale è rimasto frammentato, con poche università che hanno adottato misure simili in modo isolato. La scelta di Catania rappresenta quindi un passo significativo verso una maggiore inclusione e attenzione alla salute femminile nell'ambito dell'istruzione superiore. L'assenza di una legge nazionale ha spinto alcuni atenei a intervenire autonomamente, ma il rischio è che si crei una disparità di trattamento tra studenti di diverse regioni.

La proposta di legge Furfaro per un congedo mestruale nazionale

A livello nazionale, il quadro normativo è ancora incompleto. Lo scorso 31 ottobre è stata depositata alla Camera dei Deputati la proposta di legge numero 1523, a prima firma del deputato Marco Furfaro del Partito Democratico. Il testo si basa su dati clinici che stimano tra il 5% e il 15% delle donne colpite da dismenorrea severa, con dolore tale da impedire qualsiasi attività quotidiana nei giorni più critici. La proposta prevede fino a tre giorni di assenza al mese per studentesse e lavoratrici, senza decurtazione dello stipendio e senza che questi giorni vengano conteggiati nel periodo di comporto per le lavoratrici. Per le studentesse, i giorni di assenza non sarebbero computati nel monte ore di frequenza obbligatoria, a condizione che la patologia sia certificata da un medico e che la certificazione venga rinnovata annualmente.

Ricadute sul mondo del lavoro e nodi ancora aperti

La proposta Furfaro non si limita all'ambito universitario, ma mira a garantire una tutela coerente lungo tutto l'arco della vita delle donne. Per le lavoratrici con patologia mestruale certificata, il testo prevede fino a tre giorni di astensione retribuita al mese, con retribuzione piena al cento per cento e contribuzione figurativa integrale. Sul piano dei conti pubblici, la relazione tecnica allegata stima un costo per lo Stato di circa 10 milioni di euro all'anno, ritenuto sostenibile dai promotori rispetto ai benefici in termini di salute e parità di genere. Tuttavia, il percorso parlamentare è ancora agli inizi: la proposta attende la calendarizzazione nelle commissioni competenti. Non mancano le voci critiche: alcuni temono ricadute organizzative per le aziende, soprattutto quelle più piccole, e il rischio che il riconoscimento del congedo possa alimentare uno stigma sociale, scoraggiando l'assunzione di donne. Per arginare questo rischio, i promotori puntano su campagne informative mirate per spiegare che si tratta di una tutela sanitaria e non di un privilegio.

Un tema destinato a crescere

L'esperienza di Catania dimostra che, anche in assenza di una legge nazionale, i singoli atenei possono muoversi in autonomia per tutelare la salute delle studentesse. Resta però il nodo di fondo: senza una norma strutturale, il rischio è una tutela a macchia di leopardo, dipendente dalla sensibilità del singolo ateneo o datore di lavoro. La proposta depositata alla Camera prova a superare questo limite, offrendo una cornice comune valida su tutto il territorio nazionale. Il dibattito non riguarda solo la sfera sanitaria, ma tocca temi più ampi come la parità di genere, l'organizzazione del lavoro e dello studio, e il modo in cui la società guarda al corpo femminile e ai suoi bisogni concreti, spesso rimasti a lungo invisibili nelle norme e nelle prassi istituzionali. Con l'iniziativa di Catania e la proposta Furfaro, il congedo mestruale è destinato a diventare un tema centrale nel dibattito pubblico italiano nei prossimi mesi.

GC

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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