Un agguato di stampo mafioso ha scosso la notte scorsa la comunità di Cassano allo Jonio, in provincia di Cosenza. In contrada Lattughelle, i killer hanno preso di mira Damiano Pepe, 64 anni, considerato dagli inquirenti un esponente di primo piano della criminalità organizzata della Sibaritide. L'uomo è rimasto gravemente ferito, mentre sua moglie, Silvana Sibarelli, 60 anni, è stata uccisa. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini per ricostruire la dinamica e identificare i responsabili. L'episodio riaccende l'attenzione sulla presenza della 'ndrangheta nel territorio cosentino, già teatro di sanguinosi regolamenti di conti.
La dinamica dell'agguato notturno
Secondo le prime informazioni, l'attacco è avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 ottobre, in una zona periferica di Cassano allo Jonio. I sicari avrebbero teso un'imboscata alla coppia, esplodendo diversi colpi d'arma da fuoco. Damiano Pepe è stato raggiunto in più punti del corpo ed è stato trasportato d'urgenza in ospedale, dove versa in condizioni critiche. La moglie Silvana Sibarelli non ha avuto scampo, colpita mortalmente. Le forze dell'ordine hanno transennato l'area e raccolto testimonianze tra i residenti, che hanno riferito di aver sentito gli spari e di aver visto fuggire un'auto a forte velocità. Al momento non si esclude alcuna pista, ma gli investigatori propendono per un movente legato a faide interne alla criminalità organizzata o a un tentativo di scalata al potere locale.
Chi era Damiano Pepe, ritenuto boss della Sibaritide
Damiano Pepe, 64 anni, è indicato dagli inquirenti come un elemento di spicco della 'ndrangheta nella zona della Sibaritide. Il suo nome sarebbe emerso in diverse inchieste giudiziarie, sebbene non risultino condanne definitive di particolare rilievo. La sua figura è associata a dinamiche di controllo del territorio e a possibili traffici illeciti. L'agguato che lo ha visto coinvolto, costato la vita alla moglie, rappresenta un segnale di forte tensione all'interno degli equilibri criminali della zona. Gli investigatori stanno verificando eventuali collegamenti con altri episodi di violenza avvenuti nei mesi scorsi, come il ferimento di un altro presunto affiliato nella vicina Corigliano-Rossano.
Le reazioni delle istituzioni e la condanna unanime
Il sindaco di Cassano allo Jonio, Gianni Papasso, ha espresso profondo cordoglio per la morte di Silvana Sibarelli e solidarietà ai familiari, definendo l'accaduto un fatto di inaudita gravità. Il prefetto di Cosenza ha convocato un comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica per valutare l'inasprimento dei controlli sul territorio. Anche il procuratore della Repubblica di Castrovillari ha aperto un fascicolo per omicidio volontario e tentato omicidio, con l'ipotesi aggravata dal metodo mafioso. La politica regionale chiede risposte concrete e un rafforzamento della presenza dello Stato nelle aree a rischio. La comunità locale si stringe attorno alla famiglia della vittima, mentre cresce la preoccupazione per una possibile escalation di violenza.
Le indagini dei carabinieri e le piste seguite
I carabinieri del comando provinciale di Cosenza, coordinati dalla Procura di Castrovillari, stanno lavorando senza sosta per identificare gli autori dell'agguato. Gli inquirenti stanno acquisendo le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona e ascoltando le persone informate sui fatti. Non si esclude che i killer abbiano agito su commissione di gruppi rivali, in un contesto di lotta per il controllo delle attività illecite nella Sibaritide. Un altro filone investigativo riguarda la possibilità che l'agguato sia maturato all'interno di una faida familiare. Nei prossimi giorni sono previsti accertamenti balistici e autoptici per chiarire la dinamica esatta e il numero di colpi esplosi.
Un nuovo allarme per la 'ndrangheta nel Cosentino
L'omicidio di Silvana Sibarelli riporta al centro dell'attenzione la pervasività della 'ndrangheta nella provincia di Cosenza, dove negli ultimi anni si sono registrati numerosi episodi di violenza. Le forze dell'ordine hanno intensificato le operazioni, ma il radicamento delle cosche rende difficile contrastare efficacemente il fenomeno. La società civile chiede maggiore sostegno e strumenti di prevenzione, soprattutto per i giovani. La memoria delle vittime innocenti, come Silvana Sibarelli, deve spingere le istituzioni a un impegno ancora più determinato. Come sottolineato in un recente report sulla criminalità organizzata in Calabria, la 'ndrangheta continua a rappresentare una minaccia grave per la sicurezza e la democrazia.