Chi acquista abitualmente sui grandi marketplace internazionali dovrà fare i conti con un nuovo costo nascosto. La Commissione europea ha formalizzato con un atto delegato l'importo della cosiddetta handling fee, una commissione di gestione doganale fissata in 2 euro per ogni articolo importato da Paesi extra Ue. Terminato l'iter previsto a livello europeo, la misura è destinata ad applicarsi dal 1° novembre 2026 e andrà a sommarsi agli oneri già esistenti, rendendo meno conveniente l'acquisto di prodotti a basso costo provenienti da Cina e altri mercati terzi.
La ragione della scelta è legata alla crescita esponenziale delle spedizioni di piccole dimensioni generate dal commercio elettronico. Ogni pacco che entra nel territorio dell'Unione deve essere controllato, le autorità doganali raccolgono e verificano i dati, effettuano i controlli e svolgono l'analisi del rischio prima che la merce possa circolare liberamente nel mercato europeo. Tutto questo ha un costo e la nuova commissione serve proprio a coprire le spese sostenute dalle dogane per gestire un flusso di merci diventato ormai gigantesco, quantificato in circa 6 miliardi di articoli nel solo 2025.
Il calcolo avviene per singolo articolo
Un punto importante da chiarire è che i 2 euro non si pagano per spedizione, ma per articolo. Questo significa che il peso reale della commissione dipende da cosa c'è dentro il pacco e da come la merce viene classificata ai fini doganali. Il calcolo si basa sulle diverse voci doganali presenti nella spedizione, quindi un pacco con più tipologie di prodotti può costare sensibilmente di più rispetto a uno contenente un solo articolo. Va sottolineato anche che, come già accade per il dazio forfettario di 3 euro, non vale più la franchigia di 150 euro, cioè la soglia che in passato esentava le spedizioni di modico valore. In altre parole, anche l'ordine più economico finirà nel nuovo meccanismo.
Dazio e commissione hanno finalità diverse
Ma allora che differenza c'è tra la nuova commissione e il dazio da 3 euro già in vigore. Le due voci hanno finalità completamente diverse. Il dazio è un prelievo sulle merci importate, mentre la handling fee è legata esclusivamente ai costi delle procedure doganali. Il risultato per chi acquista è però lo stesso, perché i costi si sommano. Alla commissione europea e al dazio di 3 euro va infatti aggiunta anche la tassa italiana di 2 euro sulle spedizioni extra Ue, che secondo quanto riportato entrerà in vigore dalla stessa data del 1° novembre 2026. Un insieme di prelievi che porterà inevitabilmente a un aumento dei prezzi per il consumatore finale.
Chi è tenuto a versare la commissione
Sulla carta il consumatore non è il soggetto obbligato a versare la commissione. La norma prevede che il pagamento spetti agli operatori della catena di importazione, cioè piattaforme di e-commerce, venditori o corrieri. Il nuovo quadro europeo va proprio in questa direzione, spostando progressivamente la responsabilità per le vendite online verso chi facilita gli acquisti a distanza, ovvero i grandi intermediari del commercio digitale. Nella pratica, però, le cose potrebbero andare diversamente. Nulla impedisce a piattaforme e venditori di trasferire il costo sul prezzo pagato dal cliente e sulla ricevuta potrebbe non comparire alcuna voce chiamata tassa sui pacchi. La commissione potrebbe essere nascosta nel prezzo del prodotto, nelle spese di spedizione oppure in altri oneri applicati dalla piattaforma. Per questo motivo conviene confrontare con attenzione il costo totale dell'ordine prima di confermarlo.
Quali acquisti finiscono nel mirino
La nuova handling fee riguarda i prodotti acquistati online e importati da Paesi fuori dall'Unione europea. Nel mirino ci sono in particolare le spedizioni che passano attraverso le grandi piattaforme internazionali, i marketplace e i siti di e-commerce che vendono direttamente merce proveniente da Paesi terzi. Restano invece fuori gli acquisti effettuati da venditori che spediscono dall'interno dell'Unione. Per chi compra spesso da siti esteri il consiglio è quindi di fare bene i conti, perché tra dazio, commissione europea e tassa italiana il piccolo affare a pochi euro potrebbe rivelarsi molto meno conveniente di quanto sembri.