Multa semaforo rosso in bici fino a 665 euro senza punti patente · Risoluto
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Semaforo rosso in bici, la multa arriva fino a 665 euro ma senza decurtazione punti

Di Giacomo Cascio
Ciclista in bicicletta che attraversa un incrocio con semaforo rosso in città

Chi pedala ogni giorno nelle città italiane conosce bene la scena che si ripete agli incroci semaforici. Le auto rallentano e si fermano al rosso, mentre molte biciclette proseguono dritte come se il segnale non esistesse. Un comportamento che appare ormai così diffuso da sembrare quasi una regola non scritta, ma che in realtà nasconde motivazioni complesse e conseguenze legali precise. Analizziamo insieme perché questo accade e cosa rischia davvero chi viene sorpreso a violare il Codice della strada.

Perché i ciclisti superano il rosso e perché è più difficile sanzionarli

Le ragioni che spingono a non fermarsi sono principalmente due. La prima è di natura pratica e riguarda i controlli. Un'auto che passa col semaforo rosso può essere multata anche a distanza di giorni grazie ai sistemi di rilevazione automatici che fotografano la targa e consentono di recapitare la contravvenzione al proprietario, senza bisogno della presenza fisica di un agente. Una bicicletta, non avendo targa, sfugge a questo tipo di verifica automatizzata. Per elevare una sanzione a un ciclista è necessario che un vigile assista direttamente all'infrazione e lo fermi sul posto in quel preciso momento. Questa differenza nei controlli, secondo molti osservatori, riduce la percezione del rischio tra chi pedala, rendendo la violazione più frequente.

La seconda ragione è invece legata alla sicurezza personale del ciclista. Fermarsi in sella significa perdere l'equilibrio e dover ripartire da una posizione staticamente più instabile, in un momento in cui la reattività è inferiore rispetto a quella di un'auto. È proprio in quella frazione di secondo che può nascondersi il pericolo maggiore, specialmente quando nelle vicinanze c'è un mezzo pesante in procinto di svoltare a destra. Gli angoli ciechi di camion e furgoni possono impedire al conducente di notare la presenza della bicicletta, e in Italia diverse vittime della strada sono cadute proprio in queste dinamiche. Per questo alcuni ciclisti scelgono di anticipare il verde di qualche istante, nella convinzione, giusta o sbagliata che sia, che muoversi in anticipo sia più sicuro che restare fermi e ripartire nel momento più delicato.

La normativa attuale prevede multe da 167 a 665 euro, ma i punti della patente non vengono toccati

Comprendere le motivazioni, però, non rende il comportamento lecito. Il Codice della strada è chiaro: l'articolo 41 impone l'obbligo di arresto davanti alla luce rossa, e l'articolo 146, comma 3, stabilisce per chi contravviene una sanzione amministrativa che va da 167 a 665 euro. Per i conducenti di veicoli a motore, a questa multa si aggiunge la decurtazione di sei punti dalla patente. Per i ciclisti, però, la situazione è differente. La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 47589 del 2017, ha stabilito che le sanzioni accessorie legate alla patente, come la decurtazione dei punti e l'eventuale sospensione, non possono essere applicate a chi commette l'infrazione alla guida di un veicolo per il quale non è richiesta alcuna abilitazione, come appunto la bicicletta. Anche se il ciclista possiede una patente per l'auto, questa non può essergli decurtata per un'infrazione commessa in sella alla bici. In pratica, chi viene fermato mentre pedala rischia esclusivamente la multa pecuniaria.

Nonostante questo chiarimento giurisprudenziale, nella prassi può ancora capitare che qualche verbale riporti erroneamente anche la decurtazione dei punti per i ciclisti. In questi casi, la parte relativa ai punti è impugnabile e va annullata presentando ricorso al prefetto o al giudice di pace, come spesso confermano le sentenze dei tribunali. Per gli automobilisti, invece, le conseguenze possono aggravarsi in caso di recidiva. Se la stessa infrazione viene commessa due volte nell'arco di due anni, scatta la sospensione della patente da uno a tre mesi. Inoltre, a partire da dicembre 2024, chi ha già un saldo punti inferiore a venti rischia una sospensione più breve, di sette o quattordici giorni, già alla prima violazione accertata.

Conoscere le regole per una mobilità più consapevole e sicura

In definitiva, il quadro che emerge è chiaro. Le ragioni che possono spingere un ciclista a passare col rosso sono comprensibili, spesso legate a un timore concreto per la propria incolumità o a un incrocio percepito come pericoloso. Ma questo non trasforma il gesto in un comportamento consentito. La legge non fa sconti a nessuno davanti al semaforo rosso, anche se le conseguenze accessorie sulla patente riguardano solo chi la possiede. La consapevolezza delle regole resta il primo passo per muoversi in città in modo più sicuro e rispettoso, sia per se stessi che per gli altri utenti della strada.

GC

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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