Acqua del rubinetto al ristorante: Cassazione dice no, non è un diritto · Risoluto
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Acqua del rubinetto al ristorante: la Cassazione dice no, non è un diritto del cliente

Di Giacomo Cascio
Bicchiere d'acqua del rubinetto al ristorante, con giudice e bilancia sullo sfondo, tema sentenza Cassazione

La recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante per il mondo della ristorazione e dell'ospitalità. Con l'ordinanza n. 11827 del 29 aprile 2026, la Suprema Corte ha chiuso la porta alle pretese dei consumatori: ristoranti e alberghi non sono tenuti a servire acqua del rubinetto ai clienti, anche quando questi si dichiarino disponibili a pagare il servizio. La decisione conferma la piena libertà degli esercenti di scegliere se mettere o meno a disposizione l'acqua della rete idrica durante i pasti.

Il caso concreto

La controversia nasce dalla vicenda di una turista che aveva soggiornato in un hotel a cinque stelle di Corvara, in Alto Adige, durante le festività natalizie tra il 2019 e il 2020. La cliente aveva acquistato un pacchetto in mezza pensione del valore di oltre 5.700 euro, con le bevande escluse dall'offerta. Nel corso delle cene, la donna aveva chiesto ripetutamente di poter bere acqua della rete idrica dell'albergo, proponendo anche di corrispondere un importo per il servizio delle caraffe. La struttura aveva però respinto la richiesta, offrendo esclusivamente acqua minerale in bottiglia, venduta a 7 euro per 0,75 litri. Ritenendo ingiustificato il rifiuto, la turista aveva sostenuto che l'accesso all'acqua costituisce un diritto fondamentale e che la possibilità di consumare acqua corrente durante i pasti sarebbe dovuta rientrare tra i servizi garantiti da una struttura alberghiera di alto livello.

Il percorso giudiziario

La cliente aveva quindi avviato un'azione legale, chiedendo un risarcimento di circa 2.700 euro per il danno economico subito e per il disagio personale derivante dalla vicenda. Tuttavia, le sue domande sono state respinte in tutti i gradi di giudizio, fino all'intervento definitivo della Corte di Cassazione. I giudici di merito avevano già negato ogni pretesa, e la Suprema Corte ha confermato il verdetto, chiudendo definitivamente la questione.

Il principio di diritto

Con l'ordinanza in commento, i giudici hanno ribadito un principio chiaro: nell'ordinamento italiano non esiste alcuna disposizione normativa che imponga a ristoranti o alberghi di servire acqua del rubinetto ai propri clienti. In assenza di specifici accordi contrattuali o di condizioni espressamente previste nell'offerta commerciale della struttura, la scelta di fornire acqua della rete idrica rientra nella libera organizzazione dell'attività imprenditoriale. Secondo la Cassazione, il cliente è certamente libero di non acquistare acqua in bottiglia o di provvedere diversamente alle proprie esigenze, ma non può pretendere che il locale soddisfi una richiesta non prevista dal contratto né imposta dalla legge. Di conseguenza, il rifiuto opposto dall'hotel non configura né una violazione dei diritti del consumatore né un inadempimento contrattuale. La Suprema Corte ha, inoltre, osservato che il soggiorno acquistato dal turista è stato regolarmente erogato secondo le condizioni previste dal pacchetto turistico sottoscritto. La prestazione del servizio alberghiero è stata, quindi, pienamente soddisfatta e la mancata somministrazione di acqua del rubinetto non può essere considerata una necessità tale da giustificare un risarcimento economico o un danno da stress emotivo.

Questa pronuncia offre uno spunto di riflessione per i consumatori e per gli operatori del settore. Da un lato, i clienti devono essere consapevoli che non esiste un diritto automatico all'acqua del rubinetto nei locali pubblici, se non espressamente previsto. Dall'altro, gli esercenti possono continuare a gestire liberamente la propria offerta, ma è sempre consigliabile una comunicazione chiara per evitare fraintendimenti. In un'epoca in cui la sostenibilità ambientale è sempre più centrale, molti ristoranti scelgono comunque di offrire acqua di rubinetto come alternativa ecologica, ma la legge non lo impone. La decisione della Cassazione chiarisce i confini tra le aspettative dei consumatori e la libertà d'impresa, ribadendo che il diritto all'acqua potabile, pur fondamentale, non si traduce in un obbligo per i ristoratori di servirla gratuitamente o a pagamento.

GC

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.

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