Recarsi ogni giorno in ufficio con la paura di subire umiliazioni, esclusioni o comportamenti ostili da parte dei colleghi è una situazione che può minare gravemente la salute psicofisica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza numero 5436 del 2026, ha fatto chiarezza su questo tema, stabilendo principi importanti per chi subisce mobbing sul luogo di lavoro. La decisione conferma un risarcimento di oltre 71mila euro a favore di un dipendente della Nexans Italia S.p.A., una società attiva nella produzione di cavi e sistemi per energia e telecomunicazioni.
Il lavoratore aveva documentato anni di condotte persecutorie subite dai colleghi, che avevano provocato un disturbo ansioso-depressivo, evolutosi poi in un quadro psicopatologico più grave. Il Tribunale di Latina aveva riconosciuto un danno non patrimoniale di 80mila euro, comprendente danno biologico, morale, pregiudizio alla vita di relazione e all'immagine professionale, e aveva dichiarato illegittimo il licenziamento per superamento del periodo di comporto, poiché le assenze erano riconducibili alla patologia causata dall'inadempimento datoriale. La Corte d'Appello di Roma, dopo una nuova consulenza medico-legale, aveva rideterminato il risarcimento in 71.165,45 euro, applicando le Tabelle del Tribunale di Milano con un criterio di personalizzazione del 44%.
La decisione della Cassazione: autonomia del danno morale e limiti del sindacato
La Suprema Corte ha respinto entrambi i ricorsi, confermando l'impostazione della Corte d'Appello. La Cassazione ribadisce che il danno morale e il danno biologico sono voci distinte e vanno liquidate separatamente. Il danno morale consiste in una sofferenza soggettiva interiore, non misurabile con strumenti medico-legali, ma provabile con ogni mezzo. Il giudice deve accertare il concorso delle due voci prima di procedere alla quantificazione complessiva, utilizzando le Tabelle di Milano come parametro. La personalizzazione del risarcimento, basata su elementi specifici del caso, non è sindacabile in Cassazione se motivata adeguatamente, come nel caso di specie con un aumento del 44%.
In pratica, chi subisce mobbing ha diritto a un risarcimento pieno e differenziato, che consideri sia la lesione alla salute sia la sofferenza interiore, con una valutazione caso per caso. Questa ordinanza rappresenta un importante precedente per i lavoratori che affrontano situazioni di stress lavorativo prolungato, offrendo loro strumenti giuridici per ottenere giustizia. La decisione sottolinea anche la responsabilità del datore di lavoro nel proteggere i dipendenti da condotte persecutorie, poiché l'omessa vigilanza può portare a conseguenze risarcitorie significative. Il caso Nexans Italia dimostra che la tutela della salute psicologica nei luoghi di lavoro è un diritto fondamentale, che i tribunali sono pronti a proteggere con liquidazioni adeguate.