Il prezzo dell'olio extravergine nel territorio di Sciacca e dei Monti Sicani è sceso tra i 5 e i 6 euro al chilo, praticamente dimezzato rispetto allo scorso anno. Un allarme che ha spinto agricoltori e frantoiani a mobilitarsi con assemblee e stop alla raccolta.
La crisi attuale arriva dopo anni di prezzi in crescita. Nel 2022 i produttori ottennero 6 euro al chilo, nel 2023 e 2024 le famiglie pagarono 9-10 euro al litro. Oggi il valore è tornato ai livelli di quattro anni fa, ma con i costi di produzione in aumento.
La protesta del 2022 e il prezzo a 6 euro
Nell'ottobre 2022 circa cinquecento produttori agricoli si riunirono a Caltabellotta per chiedere certezze sul prezzo dell'olio. Il movimento partito da Burgio, Lucca Sicula, Villafranca Sicula e altri comuni chiedeva un prezzo minimo di 7 euro al chilo.
«Chiediamo di conoscere il prezzo dell'olio prima di avviare la raccolta - diceva Nino Ciaccio - e non possono essere i commercianti a stabilirlo». Alla fine il prezzo tenne a 6 euro al chilo, come annunciò Giovanni Maniscalco, tra i promotori del movimento.
La protesta portò anche a un incontro in Prefettura ad Agrigento con il prefetto Maria Rita Cocciufa. Il settore lamentava un decremento della produzione del 30 per cento e l'aumento irragionevole dei costi energetici.
Il biennio d'oro, 10 euro per le famiglie
Nel 2023 la situazione cambiò radicalmente. Paolo Mandracchia, presidente dell'Unione Produttori Olivicoli Sicilia, previde un prezzo di circa 8 euro al chilo per i produttori e 10 euro per i consumatori. La causa era la bassa produzione nel bacino del Mediterraneo.
Nel 2024 la tendenza fu confermata. Mandracchia annunciò che l'olio sarebbe costato alle famiglie da 9 a 10 euro al litro. La resa era insoddisfacente, ma il prodotto era sano e non subiva concorrenza da altre realtà nazionali.
Il crollo del 2026, 5 euro e allarme
La nuova campagna olearia 2026 si è aperta con un quadro completamente diverso. Le quotazioni alla vigilia della raccolta si sono attestate tra i 5 e i 6 euro al chilo, con un allarme lanciato da agricoltori e frantoiani già a fine settembre.
Tra le cause indicate dagli operatori figurano le giacenze ancora presenti nei depositi, l'andamento dei prezzi nella grande distribuzione e la pressione dell'olio nordafricano. A pesare sono anche i costi di produzione, con carburanti e fertilizzanti in aumento.
La mobilitazione è partita subito. I produttori di nove comuni riuniti a Caltabellotta hanno dato vita a un organismo permanente e hanno deciso lo stop alla raccolta. L'assemblea ha individuato in 8 euro al litro la soglia minima per la sostenibilità.
Secondo i dati ISMEA richiamati in un documento dei sindaci, nel settembre 2026 l'extravergine veniva quotato alla produzione 6,70 euro al chilo nelle piazze di Palermo e Trapani. Nello stesso periodo dell'anno precedente il prezzo era di circa 10 euro.
La protesta si è allargata con la sospensione della raccolta fino al 12 ottobre, promossa da associazioni e comitati. Il presidente del Libero Consorzio Pendolino ha predisposto un documento per il prefetto Salvatore Caccamo.
Il vertice in Prefettura si è tenuto lunedì 12 ottobre. Al centro del confronto le difficoltà dei comparti olivicolo e cerealicolo, con l'obiettivo di portare le istanze a Roma e Palermo.
Le cause del crollo, la Spagna e le giacenze
Per Michele Bono, della Bonolio, il prezzo non lo decidono i produttori siciliani ma la Spagna. Il Paese iberico ha avuto una produzione abbondantissima dopo due anni di magra, facendo crollare i listini in tutta Europa.
Anche l'olivicoltore saccense Salvatore Indelicato conferma la dinamica. «Quando la Spagna produce tanto, il prezzo crolla ovunque - spiega - e si ripercuote inevitabilmente anche su di noi». Per Indelicato, però, la vera emergenza è la siccità.
Le giacenze rappresentano un altro fattore critico. In Sicilia si stimano circa 16 mila tonnellate di olio ancora da vendere, come ha denunciato Manfredi Barbera. In Italia le giacenze sfiorano le 200 mila tonnellate.
Secondo Barbera, quando la differenza di prezzo con l'olio estero supera i 2,50 euro, il consumatore sceglie alternative meno costose. Un problema di competitività che penalizza il prodotto italiano.
Mario Russo, a capo dell'opificio Russo di Sciacca, ritiene la protesta inutile se non coordinata a livello regionale e nazionale. Per Russo servono richieste precise al Governo, a cominciare dal ritiro delle giacenze.
Le richieste e il futuro
Gli olivicoltori dei Monti Sicani non si fermano. Dopo l'assemblea a Burgio hanno confermato lo stop alla raccolta per tutta la settimana e lanciato un ultimatum alla filiera. Chiedono un tavolo entro la fine della settimana per definire una soglia minima di prezzo.
Se non ci sarà un confronto, il Comitato per la Difesa della Produzione dell'Olio Evo minaccia presidi, interruzioni della circolazione e una manifestazione a Palermo davanti all'Ars. La vertenza resta aperta, con le giacenze da smaltire e le richieste al Governo ancora senza risposta.